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Quando il sole cala piano
e le campane rintoccano sei volte,
allora vuol dire
che le vivande son pronte.
Salgo sul mio scooter
e sfreccio verso il pollaio.
Mica son scema!
Se arrivo tardi,
chi me la tiene la cena?
E così, bislacca e trafelata,
spero di trovare ancora
un po’ di marmellata.
Nel pollaio son molto amata,
lo vedo da come vengo salutata.
Tutti mi sorridono cordialmente.
Mica son una deficiente.
Addirittura c’è chi mi viene incontro
per raccontarmi i pro e i contro.
E questa volta è andata male,
perché mi raccontano un problema reale:
il maialino Pù si è sdraiato sul divano
accanto alle galline che covano invano.
S’è stordito, poverino,
guarda le uova nell’altrui cestino
e s’è convinto, quel cretino,
che anche lui, spingendo,
possa riempirne uno piccolino.
E allora le polle del pollaio
corrono da me, la loro regina.
Chi altri mai potrebbe dare
a Pù una strigliatina?
E così, con aria scura
mi avvicino a quella creatura
per incutergli paura.
— Caro Pù,
non farmi disperare.
Per fare le uova
bisogna almeno
saper starnazzare.
E lui mi risponde
con rima baciata:
— Guarda qua,
le mie uova
sono tutte abbronzate!
Sgomento.
Io non so bene
come sia andata.
E allora una ne ho assaggiata.
Era già quasi cucinata.
Bravo Pù, che gran piacere,
saper fare le uova con il sedere!